Lean thinking in formazione significa focalizzarsi sul valore

La “formazione snella”, senza essere diventata una moda è entrata di fatto e senza proclami nelle pratiche organizzative. Forse è stato l’effetto del web sociale che connette maggiormente le persone ai contenuti, i contenuti ai contenuti e le persone alle persone annullando attività di collegamento non “value added”.  Forse i contenuti per l’on-line learning hanno raggiunto una massa critica, forse è stato solo l’effetto dei tagli nei costi della formazione che inducono giocoforza al “lean thinking”. Il risultato è che la trasformazione della formazione in senso “lean” può dirsi  concretamente avviata. La filosofia Toyota, applicata alla formazione significa concentrarsi sul valore (apprendere esattamente le cose che servono e quando servono).

In altre parole formazione lean significa: “dare di più con meno” eliminando gli sprechi attraverso l’ottimizzazione della catena del valore.  Essere “lean” significa infatti;

·         Essere focalizzati, in fase di progetto, su ciò che ha veramente valore per il cliente

·         Far fluire nel processo il valore richiesto dal cliente (in logica “pull” piuttosto che “push”), evitando “colli di bottiglia” e sovraccarichi (i cosiddetti “mura”)

·         Eliminare gli sprechi: i cosiddetti 7 “muda”: 1) sovraproduzione e dimensione dei lotti standardizzati, 2) ridondanze inutili, 3) attese, 4) magazzini intermedi e work-in-progress, 5) spostamenti inutili delle persone, 6) spostamenti inutili dei materiali, delle informazioni e delle conoscenze, 7) difetti, errori, non conformità, non qualità, ri-lavorazioni, recuperi.

La crisi da una parte delle grandi Corporate University centralizzate (basate su economie di scala e di specializzazione settoriale), dall’altra delle grandi Business School accademiche (basate sull’eccellenza scientifica disciplinare), ha mostrato una crescente esigenza di nuovi modelli di formazione che rendano compatibile la piccola scala e la specificità con cui si manifesta il fabbisogno, con l’economicità della soluzione formativa sviluppata e con la qualità del processo di insegnamento-apprendimento.

La compatibilità può essere ricercata nelle seguenti tendenze, ispirate al lean thinking e alle intuizioni di Calvino per il prossimo millennio:

Rapidità

i servizi formativi saranno ripensati in modo da rispondere rapidamente e in modo puntuale a bisogni molto differenziati e variabili (customizzazione e just in time) grazie a modalità didattiche non convenzionali

Esattezza

I contenuti saranno maggiormente granulari e saranno i problemi e i contesti, piuttosto che la tradizionale articolazione didattica disciplinare, a modellare i servizi formativi attivandone la realizzazione nel momento e nel luogo in cui il fabbisogno si manifesta nell’ottica della continuità e della compenetrazione della formazione con il lavoro (logica pull invece che push). Learning on demand

Leggerezza

Di conseguenza gli sprechi di risorse per la formazione saranno ridotti e le soluzioni saranno più leggere e mirate. Nell’alta formazione manageriale il perseguimento l’eccellenza nella didattica e nell’innovatività dei contenuti, piuttosto che costituire un fattore di maggiore costo, possono contribuire alla massimizzazione dell’impatto del momento formativo.

Visibilità

La valutazione della formazione sarà sempre più sull’impatto effettivo misurato in base al contributo che l’individuo formato (o la popolazione di individui formati) daranno al raggiungimento degli obiettivi aziendali. In altre parole, sarà valutata la tras-formazione più che la formazione includendo la formazione e lo sviluppo nei sistemi di perfomance management.

Molteplicità

L’attività di consulenza e di coaching individuale sarà sempre più integrata a quella di formazione (nella forma del mentoring per l’ingresso in azienda, di consulenza per gli imprenditori, di training on the job e project working per tutti i livelli). Sarà crescente il ruolo di capi, colleghi, mentor e delle comunità professionali nella formazione delle persone e i si moltiplicheranno i momenti di formazione informale. Tra tutti i provider di consulenza/formazione, aumenterà il ricorso a provider più piccoli, specializzati verticalmente in un certo settore, piuttosto che a grandi provider generalisti. Tali provider entreranno in un rapporto di partnership con le organizzazioni committenti.

Consistenza

Alla molteplicità di richieste diverse e dei possibili partner di formazione (una formazione sempre più granulare), a obiettivi sempre più mutevoli e spesso contrastanti, corrisponde la necessità di “tenere insieme” gli elementi della complessità attraverso una progettazione formativa basata sulla creazione di percorsi di apprendimento consistenti che sollecitino in modo organico le molteplici intelligenze della persona e consentano il bilanciamento tra obiettivi individuali e dell’organizzazione.

Non è difficile trasporre i semplici principi “lean” ai processi di formazione-apprendimento e non sono mancati esercizi di questo tipo, soprattutto nell’addestramento operativo ma anche nella formazione manageriale. Ci si domanda tuttavia: il ripensamento della catena del valore della formazione secondo il lean thinking, abbandonando una naturale e fisiologica “ridondanza” dell’esperienza formativa, e’ veramente la via giusta per ripensare la formazione nella nostra era di cambiamento?  Ed in caso affermativo:  quali siano i percorsi virtuosi di formazione lean e quali le eventuali trappole connaturate alla formazione lean?

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Management education, strategic design
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